Lettera al Ministro Maurizio Sacconi
Roma 6 febbraio 2008
Preg. Sig. Ministro Maurizio Sacconi
La UNP –Unione Nazionale Pediatri
Giudica negativamente la bozza per il rinnovo della convenzione per la pediatria di famiglia
e la considera , per le ragioni che di seguito riportiamo un lento, inesorabile e preordinato tentativo di eliminare la pediatria dal SSN.
Tutta la Pediatria Italiana ha acquisito in questi anni, meriti che nessuno può disconoscere.
Alle criticità che permangono, vanno date quindi, soluzioni mirate e chiare, discusse e condivise e che siano soprattutto il risultato di un tavolo di concertazione che coinvolga tutti, Pediatri (territoriali, ospedalieri, universitari ) specializzandi,associazioni scientifiche associazioni delle famiglie,forze politiche, sindacati
La Pediatria Italiana non merita affatto, soluzioni generiche,approssimative e parziali dalle quali non traspare minimamente un progetto organico, ma soprattutto, non rispondono agli obiettivi che, Lei stesso, ha indicato qualche giorno fa.
Alla presentazione del VI Rapporto Sanità 2008 del Ceis dell'Università di Tor Vergata, Lei ha affermato che la ripartizione del 60% della spesa sanitaria alla medicina del territorio e del 40% a quella ospedaliera e che la chiusura dei piccoli e marginali ospedali per potenziare la medicina del territorio è un “ processo inevitabile che servirà non per tagliare servizi e bisogni ai cittadini, bensì per liberare risorse mal impiegate e migliorare il servizio sanitario attraverso l'assistenza sul territorio, più vicina ai bisogni del cittadino, e la creazione di grandi ospedali altamente specializzati".
Per raggiungere gli obiettivi difficili ,che Lei ha indicato, occorre prima di tutto risolvere contestualmente e definitivamente alcuni nodi cruciali di fondo, che si trascinano da anni, e che finora non sono ancora stati affrontati e risolti: aspetti economico-finanziari, politici, conflittuali (governo-regioni, regioni-asl, asl-distretti, asl-comuni, operatori), organizzativi, assistenziali, formativi, culturali.
Negli organismi istituzionali preposti, sembrano invece prevalere le tesi di coloro che, non non avendo saputo (e/o voluto) rispondere a quelle scelte coraggiose, sopra richiamate, si sono lasciati tentare dal ripiegare su proposte illusionisticamente allettanti, e che cioè, a fronte di finanziamenti irrisori ,ci debbano essere medici del territorio ,disponibili a dare risposte a tutto e per tutti, 24/24 h e per 7 giorni alla settimana.
Dare tutto a tutti è una posizione politica leggittima, ma sicuramente demagogica: nella sanità è ormai chiaro che ad un aumento dell’offerta segue una esponenziale crescita della domanda che alla lunga diventa ingovernabile, e che l’obbligatorietà delle scelte, se non rispondenti a criteri dimostrabili, discussi e condivisi da tutti gli attori, genera sempre elementi di irrigidimento al cambiamento ed il ritorno ad un approccio più giuridico-formale che sostanziale e partecipativo. La cosiddetta politica sanitaria dei campanili (un ospedale in ogni paese), ha seminato in passato una cultura che ha portato a confondere la qualità delle cure con la comodità delle cure: ed ora stiamo ripercorrendo lo stesso errore. Per questo, la UNP chiede ,il Suo intervento per bloccare le trattative in corso e per dare, prima che sia tardi, a tutto l’iter di ammodernamento del sistema sanitario un necessario profilo politico alto, e soprattutto una risposta politica chiara, ad una domanda altrettanto chiara e non più rinviabile:
quale è il futuro della Pediatria Italiana?
In pediatria l’assistenza territoriale, non può essere ripensata con una visione separata tra il territorio e l’ospedale, ma necessita, invece e soprattutto, della messa a punto di modelli di integrazione funzionale tra i vari attori ed i vari livelli, territoriale, ospedaliero, universitario e non certo uno stravolgimento della figura del pediatra stesso.
Sappiamo che in Italia si sta andando verso una riduzione drastica del numero dei pediatri: si prevede che tra il 2025 e 2030 la forza lavoro pediatrica sarà la metà rispetto ad oggi e già ora le satistiche ci dicono che il numero dei bambini coperti dai pediatri è solo il 55% nella fascia 0-14 anni con una carenza di circa 4000 pediatri, e fra meno di 10 anni avremo un insufficiente numero di pediatri per coprire anche i neonati e bambini della fascia 0-6 anni. Con questi numeri non è possibile soddisfare non dico le richieste, ma neppure le necessità dei futuri adulti.
Non tutti, forse,conoscono bene le funzioni che svolge la Pediatria Italiana:
il Pediatra segue il bambino dalla nascita in tutto il suo sviluppo: fisico, psichico, ma anche ambientale e sociale, tenendo conto delle esigenze delle famiglie che circondano il bambino, della scuola e della società in cui crescono, delle influenze che fattori ambientali possono determinare nel fisico e nella psiche. Il pediatra deve saper parlare di ereditarietà, di genetica, di metabolismo, di terapie con cellule staminali, di trapianti, vaccinazioni, stili di vita, prevenzione, ma anche essere vicino ai bambini, parlarci, ascoltarli anche per quello che non riescono a dire ai loro genitori. Deve avere fini conoscenze scientifiche che gli consentono di relazionarsi con personalità del mondo della ricerca, universitario ed ospedaliero e poi mantenere quell’incredibile, straordinario, unico, specifico ruolo di fiducia con la famiglia per educarla, per consigliarla anche nelle scelte più banali.
La figura del Pediatra di Famiglia è sicuramente la più apprezzata dalla popolazione italiana, in quanto impersona la caratteristica della Fiducia stessa, cui un genitore affida quanto ha di più caro al mondo: il proprio figlio.
E’ in questo fondamentale rapporto di fiducia, che si instaura con i genitori nel tempo, a seguito di innumerevoli e lunghi colloqui rassicurativi ed esplicativi, che sta la chiave di volta del consenso che il Pediatra di Famiglia ha registrato e continua a registrare in tutti i sondaggi .
La pediatria copre quindi questo grande spettro di problemi. Chi altri ha questa formazione?
Come può rispondere a tutto questo un modello assistenziale ed organizzativo, fotocopia di quello della medicina generale, che chiaramente non può essere adattato funzionalmente all’intera area pediatrica, perchè ha target diversi, patologie diverse, attori diversi con funzioni diverse e all’interno della quale la pediatria di famiglia è solo un segmento, sia pure importante? Perché lo stravolgimento di questa peculiare funzione del pediatra di famiglia e del suo rapporto di lavoro, che così impostato somiglierebbe molto più ad una pseudodipendenza, con tutti i problemi giuridici che ne potrebbero derivare?
Riteniamo perciò necessaria, la CONVOCAZIONE DI UNA CONFERENZA NAZIONALE, a cui prendano parte tutti i soggetti interessati. Servirebbe,in tempi brevi, ad acquisire tutti quegli elementi utili a dare soluzioni alle criticità e soprattutto a riadattare la pediatria italiana alle mutate esigenze della società, nell’ottica di una migliore assistenza, giusta allocazione delle poche risorse disponibili, maggiore consenso degli operatori e delle famiglie e minore spreco di denaro pubblico.
La UNP è sicura che le sue doti di politico accorto ed esperto, la sua sensibilità e la sua preparazione nelle problematiche di tutto il Welfare , non verranno meno nel dare ai bambini italiani una adeguata assistenza socio-sanitaria, perché essi rappresentano il futuro di una nazione civile. Noi saremo al suo fianco in questa che riteniamo una battaglia giusta, di civiltà.
La Presidente della UNP
Dott.ssa Teresa Mazzone
Preg. Sig. Ministro Maurizio Sacconi
La UNP –Unione Nazionale Pediatri
Giudica negativamente la bozza per il rinnovo della convenzione per la pediatria di famiglia
e la considera , per le ragioni che di seguito riportiamo un lento, inesorabile e preordinato tentativo di eliminare la pediatria dal SSN.
Tutta la Pediatria Italiana ha acquisito in questi anni, meriti che nessuno può disconoscere.
Alle criticità che permangono, vanno date quindi, soluzioni mirate e chiare, discusse e condivise e che siano soprattutto il risultato di un tavolo di concertazione che coinvolga tutti, Pediatri (territoriali, ospedalieri, universitari ) specializzandi,associazioni scientifiche associazioni delle famiglie,forze politiche, sindacati
La Pediatria Italiana non merita affatto, soluzioni generiche,approssimative e parziali dalle quali non traspare minimamente un progetto organico, ma soprattutto, non rispondono agli obiettivi che, Lei stesso, ha indicato qualche giorno fa.
Alla presentazione del VI Rapporto Sanità 2008 del Ceis dell'Università di Tor Vergata, Lei ha affermato che la ripartizione del 60% della spesa sanitaria alla medicina del territorio e del 40% a quella ospedaliera e che la chiusura dei piccoli e marginali ospedali per potenziare la medicina del territorio è un “ processo inevitabile che servirà non per tagliare servizi e bisogni ai cittadini, bensì per liberare risorse mal impiegate e migliorare il servizio sanitario attraverso l'assistenza sul territorio, più vicina ai bisogni del cittadino, e la creazione di grandi ospedali altamente specializzati".
Per raggiungere gli obiettivi difficili ,che Lei ha indicato, occorre prima di tutto risolvere contestualmente e definitivamente alcuni nodi cruciali di fondo, che si trascinano da anni, e che finora non sono ancora stati affrontati e risolti: aspetti economico-finanziari, politici, conflittuali (governo-regioni, regioni-asl, asl-distretti, asl-comuni, operatori), organizzativi, assistenziali, formativi, culturali.
Negli organismi istituzionali preposti, sembrano invece prevalere le tesi di coloro che, non non avendo saputo (e/o voluto) rispondere a quelle scelte coraggiose, sopra richiamate, si sono lasciati tentare dal ripiegare su proposte illusionisticamente allettanti, e che cioè, a fronte di finanziamenti irrisori ,ci debbano essere medici del territorio ,disponibili a dare risposte a tutto e per tutti, 24/24 h e per 7 giorni alla settimana.
Dare tutto a tutti è una posizione politica leggittima, ma sicuramente demagogica: nella sanità è ormai chiaro che ad un aumento dell’offerta segue una esponenziale crescita della domanda che alla lunga diventa ingovernabile, e che l’obbligatorietà delle scelte, se non rispondenti a criteri dimostrabili, discussi e condivisi da tutti gli attori, genera sempre elementi di irrigidimento al cambiamento ed il ritorno ad un approccio più giuridico-formale che sostanziale e partecipativo. La cosiddetta politica sanitaria dei campanili (un ospedale in ogni paese), ha seminato in passato una cultura che ha portato a confondere la qualità delle cure con la comodità delle cure: ed ora stiamo ripercorrendo lo stesso errore. Per questo, la UNP chiede ,il Suo intervento per bloccare le trattative in corso e per dare, prima che sia tardi, a tutto l’iter di ammodernamento del sistema sanitario un necessario profilo politico alto, e soprattutto una risposta politica chiara, ad una domanda altrettanto chiara e non più rinviabile:
quale è il futuro della Pediatria Italiana?
In pediatria l’assistenza territoriale, non può essere ripensata con una visione separata tra il territorio e l’ospedale, ma necessita, invece e soprattutto, della messa a punto di modelli di integrazione funzionale tra i vari attori ed i vari livelli, territoriale, ospedaliero, universitario e non certo uno stravolgimento della figura del pediatra stesso.
Sappiamo che in Italia si sta andando verso una riduzione drastica del numero dei pediatri: si prevede che tra il 2025 e 2030 la forza lavoro pediatrica sarà la metà rispetto ad oggi e già ora le satistiche ci dicono che il numero dei bambini coperti dai pediatri è solo il 55% nella fascia 0-14 anni con una carenza di circa 4000 pediatri, e fra meno di 10 anni avremo un insufficiente numero di pediatri per coprire anche i neonati e bambini della fascia 0-6 anni. Con questi numeri non è possibile soddisfare non dico le richieste, ma neppure le necessità dei futuri adulti.
Non tutti, forse,conoscono bene le funzioni che svolge la Pediatria Italiana:
il Pediatra segue il bambino dalla nascita in tutto il suo sviluppo: fisico, psichico, ma anche ambientale e sociale, tenendo conto delle esigenze delle famiglie che circondano il bambino, della scuola e della società in cui crescono, delle influenze che fattori ambientali possono determinare nel fisico e nella psiche. Il pediatra deve saper parlare di ereditarietà, di genetica, di metabolismo, di terapie con cellule staminali, di trapianti, vaccinazioni, stili di vita, prevenzione, ma anche essere vicino ai bambini, parlarci, ascoltarli anche per quello che non riescono a dire ai loro genitori. Deve avere fini conoscenze scientifiche che gli consentono di relazionarsi con personalità del mondo della ricerca, universitario ed ospedaliero e poi mantenere quell’incredibile, straordinario, unico, specifico ruolo di fiducia con la famiglia per educarla, per consigliarla anche nelle scelte più banali.
La figura del Pediatra di Famiglia è sicuramente la più apprezzata dalla popolazione italiana, in quanto impersona la caratteristica della Fiducia stessa, cui un genitore affida quanto ha di più caro al mondo: il proprio figlio.
E’ in questo fondamentale rapporto di fiducia, che si instaura con i genitori nel tempo, a seguito di innumerevoli e lunghi colloqui rassicurativi ed esplicativi, che sta la chiave di volta del consenso che il Pediatra di Famiglia ha registrato e continua a registrare in tutti i sondaggi .
La pediatria copre quindi questo grande spettro di problemi. Chi altri ha questa formazione?
Come può rispondere a tutto questo un modello assistenziale ed organizzativo, fotocopia di quello della medicina generale, che chiaramente non può essere adattato funzionalmente all’intera area pediatrica, perchè ha target diversi, patologie diverse, attori diversi con funzioni diverse e all’interno della quale la pediatria di famiglia è solo un segmento, sia pure importante? Perché lo stravolgimento di questa peculiare funzione del pediatra di famiglia e del suo rapporto di lavoro, che così impostato somiglierebbe molto più ad una pseudodipendenza, con tutti i problemi giuridici che ne potrebbero derivare?
Riteniamo perciò necessaria, la CONVOCAZIONE DI UNA CONFERENZA NAZIONALE, a cui prendano parte tutti i soggetti interessati. Servirebbe,in tempi brevi, ad acquisire tutti quegli elementi utili a dare soluzioni alle criticità e soprattutto a riadattare la pediatria italiana alle mutate esigenze della società, nell’ottica di una migliore assistenza, giusta allocazione delle poche risorse disponibili, maggiore consenso degli operatori e delle famiglie e minore spreco di denaro pubblico.
La UNP è sicura che le sue doti di politico accorto ed esperto, la sua sensibilità e la sua preparazione nelle problematiche di tutto il Welfare , non verranno meno nel dare ai bambini italiani una adeguata assistenza socio-sanitaria, perché essi rappresentano il futuro di una nazione civile. Noi saremo al suo fianco in questa che riteniamo una battaglia giusta, di civiltà.
La Presidente della UNP
Dott.ssa Teresa Mazzone




